venerdì 6 gennaio 2012
John Doe 15 (93) - Il Cuore Nelle Scarpe
di Recchioni - Genovese - Maconi - Scopetta
La nuova tappa del viaggio tra i generi di John Doe va a chiudere pezzi di storia lasciati aperti in precedenza. La meta è quella New York dove lui faceva il dio prigioniero della volontà delle Alte Sfere, ed in particolare tutto inizia in un campetto del Central Park dove alcuni ragazzini si sfidano a colpi di tiri, parate e cross: il grande spettacolo del calcio apre il sipario e si presentano gli attori in scena. Che grossomodo, sono sempre gli stessi che hanno popolato gli ultimi albi, con l'aggiunta, come detto, di una faccenda ancora da chiudere: Robin Castillo ed il figlio di lei avuto con JD. Da qui nasce una storia che più che solo sul calcio è imperniata su lavoro duro e voglia di rivalsa: JD (qui in veste "zio Carmelo"), come tra l'altro ampiamente dimostrato dai gustosi siparietti "cartoon" si improvvisa novello Miyagi e cerca di infondere la giusta dose di fiducia in loro stessi ai suoi ragazzi (nelle vesti, oltre che di Jack, di Morte, Pestilenza, Guerra e Fame). La cosa che sorprende di più è la rivoluzione copernicana proprio a conclusione dell'albo, dove JD può finalmente ritrovare il bastardo che è in lui ed incitare i ragazzi secondo i suoi dettami. Un finale degno di un albo strutturato benissimo, scorrevole ma non banale.
Molto particolare la ricerca estetica della sceneggiatura, che ricorda molto (e parlando di calcio non poteva essere altrimenti) Captain Tsubasa - Holly e Benjy, con tanto di "colpi speciali e performance atletiche al limite dell'improbabile. I gustosi siparietti con Miyagi sono utili a spezzare il ritmo ed a dare nuovi input alla storia. Gli stessi I personaggi sono dei compagni di viaggio talmente abituali che la caratterizzazione viene quasi da sè: per quanto adattati alla situazione, conservano il loro tradizionale modo di fare senza trascenderlo.
Ai disegni, Luca Genovese fa il grosso del lavoro e lo fa in maniera egregia grazie al suo tratto realistico ma no troppo, ben tratteggiato dalle chine. E lo fa alternandosi senza il minimo salto della puntina narrativa con le matite di Gianluca Maconi e quelle tutte particolari dei siparietti à la Karate Kid di Andrea Scoppetta.
La copertina di De Cubellis riesce a catturare l'essenza dell'albo, con un lavoro dal sapore impressionista che assume un impatto visivo tutto particolare nella posizione "dietro la rete", rendendo lo spettatore quasi un osservatore partecipante della vicenda.
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