Andando per gradi, il presupposto non è originalissimo, mentre l'inizio della storia, per quanto presenti dei tratti che, specie secondo quanto si apprenderà nel lungo periodo, sono forzati, mostra una certa volontà di stupire nonostante lo splatter faccia solo una sporadica comparsata. Poi, nonostante vada dato atto a Ruju di cercare di dipanare la matassa narrativa su più fronti, il tutto sembra trascinarsi tra accelerate e frenate, con la stessa indagine che sembra procedere più per colpi di fortuna che per colpi di genio. Forzature che rendono tutto poco verosimile, con un finale che aveva potenzialità per essere meglio gestito, più basato sulla retorica che sulla vendetta. Sul fronte della sceneggiatura, il titolare di testata sembra muoversi nel rispetto del personaggio, eccezion fatta per l'acume di indagatore che spesso viene relegato in un angolino, sacrificato in nome dello scorrere della narrazione. I soliti comprimari "offrono" una prova non memorabile anche perchè relegati pure loro in un angolino. Per quanto riguarda i compagni di viaggio dell'albo, da Angelica a Kilbury, passando per Susan, sembrano avere tutti del potenziale che però rimane espresso solo in parte, rendendoli personaggi sì godibili ma senza quel guizzo che li faccia diventare memorabili. A patire di più è proprio Angelica, che lascia intravedere tratti interessanti ma per troppo poco tempo. Discorso disegni. Proprio non vanno. A parte qualche guizzo e la buona volontà nel cercare di rendere più piene le varie vignette, il tratto di Piccatto sembra quasi scarabocchiato e le chine sembrano appesantire il risultato finale. I volti sono spesso proporzionati, i corpi in alcuni casi deformi, un po' meglio il resto. La copertina di Stano è bella, non eccelsa: solito mestiere nel realizzare la sofferenza del volto di Dylan, ma patisce nella cura dei dettagli di sfondo, con meno potenza evocativa del solito.
sabato 1 ottobre 2011
Dylan Dog 301 - L'Imbalsamatore
Andando per gradi, il presupposto non è originalissimo, mentre l'inizio della storia, per quanto presenti dei tratti che, specie secondo quanto si apprenderà nel lungo periodo, sono forzati, mostra una certa volontà di stupire nonostante lo splatter faccia solo una sporadica comparsata. Poi, nonostante vada dato atto a Ruju di cercare di dipanare la matassa narrativa su più fronti, il tutto sembra trascinarsi tra accelerate e frenate, con la stessa indagine che sembra procedere più per colpi di fortuna che per colpi di genio. Forzature che rendono tutto poco verosimile, con un finale che aveva potenzialità per essere meglio gestito, più basato sulla retorica che sulla vendetta. Sul fronte della sceneggiatura, il titolare di testata sembra muoversi nel rispetto del personaggio, eccezion fatta per l'acume di indagatore che spesso viene relegato in un angolino, sacrificato in nome dello scorrere della narrazione. I soliti comprimari "offrono" una prova non memorabile anche perchè relegati pure loro in un angolino. Per quanto riguarda i compagni di viaggio dell'albo, da Angelica a Kilbury, passando per Susan, sembrano avere tutti del potenziale che però rimane espresso solo in parte, rendendoli personaggi sì godibili ma senza quel guizzo che li faccia diventare memorabili. A patire di più è proprio Angelica, che lascia intravedere tratti interessanti ma per troppo poco tempo. Discorso disegni. Proprio non vanno. A parte qualche guizzo e la buona volontà nel cercare di rendere più piene le varie vignette, il tratto di Piccatto sembra quasi scarabocchiato e le chine sembrano appesantire il risultato finale. I volti sono spesso proporzionati, i corpi in alcuni casi deformi, un po' meglio il resto. La copertina di Stano è bella, non eccelsa: solito mestiere nel realizzare la sofferenza del volto di Dylan, ma patisce nella cura dei dettagli di sfondo, con meno potenza evocativa del solito.
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